LeggiAMO: “Piccoli suicidi tra amici”, di Arto Paasilinna

Piccoli suicidi tra amici, Arto Paasilinna

Cari lettori, rieccoci finalmente qui a recensire un libro. In questo caso dalla trama molto, molto particolare. Già solo il titolo potrebbe scoraggiare molti di voi dal leggerlo ma, in realtà, questo romanzo non è così drammatico come erroneamente potrebbe sembrare di primo acchito, quanto più tragicomico.
La storia non parte sicuramente secondo i migliori auspici (ovvio, visto che pur sempre di suicidi si parla!).

Tutto comincia una mattina come tante, siamo in Finlandia, Olli Rellonen è un uomo ormai sul lastrico divorato da ben 4 fallimenti delle sue imprese. Quel mattino decide di cercare un casolare abbandonato e farla finita quando, proprio mentre entra nel posto che riteneva adatto all’estremo gesto, viene colto di sorpresa. Dentro al casolare, infatti, un ex colonnello, il signor Hermanni Kemppainen, è intento anch’egli a suicidarsi impiccandosi ad una trave. Da questo incontro fortuito nascerà come una sorta di “sodalizio” che, dopo alcuni giorni, li porterà a pubblicare un annuncio su un giornale alla ricerca di altri aspiranti suicidi.

Le risposte a questo annuncio sono molte più del previsto, così i due decidono di fissare un incontro con tutti i suicidandi con lo scopo di organizzare un addio in grande stile. Uno spettacolare ed indimenticabile suicidio di massa, che avverrà gettandosi dalla cima di Capo Nord nelle gelide acque del mare a bordo di un pullman turistico. Da questo incontro cominciano le surreali e rocambolesche avventure di 33 persone che, tra voglia di farla finita e ripensamenti di vario genere, ci accompagneranno fino alle ultime righe di questo romanzo.

Dalle recensioni entusiaste che avevo letto online sinceramente mi aspettavo qualcosa di più. Personalmente il libro non è malvagio, diciamo che l’autore mantiene sempre un velo ironico (molto “british”) e astratto nello scrivere questa storia. Alla lunga però, a mio avviso, paga molto il fatto che ci sono davvero troppi nomi e cognomi (per giunta finlandesi) da tenere a mente per seguire bene il filo della narrazione, il che toglie un po’ di ritmo al racconto. Le cose migliorano leggermente nella seconda parte del libro dove il gruppo, dopo aver invano tentato di buttarsi nel Mare del Nord, riparte per andare in Svizzera. Da questo punto in poi il racconto diventa più interessante e movimentato, con i personaggi che interagiscono maggiormente tra loro creando relazioni sentimentali che catturano meglio l’attenzione di chi legge.

Per farla breve diciamo che l’idea dell’autore non era male, ma poteva senza dubbio essere scritto in modo molto più fluido. Per chi, come me, non ama particolarmente il “british humor”, mi sento di dire che questo non è uno di quei romanzi “da leggere assolutamente”.

Alla prossima recensione!

Roberto

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