LeggiAMO: “Circe”, di Annie Vivanti

Copertina Circe, Annie VivantiFinalmente un libro di letteratura italiana, letto obbligatoriamente per l’università, che mi ha davvero coinvolto. Anzi, probabilmente ho anche battuto il mio record del minor tempo impiegato per leggere un libro: 11 ore. E se pensate che si tratti di un libricino innocuo e povero, vi sbagliate di grosso. Circe, di Annie Vivanti, ha ben 207 pagine. 207 pagine di passioni, amori, tradimenti e vendette. Ma iniziamo parlando dell’autrice, Annie Vivanti (1866-1942). Io personalmente, prima di frequentare le lezioni, non l’avevo mai sentita nominare. Il suo vero nome è Anna Emilia Vivanti, donna libera e anticonvenzionale. E’ una delle rare scrittrici donne tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento e una delle poche a parlare della donna e della sua intimità, motivo per cui la sua letteratura era considerata paraletteratura, ossia di livello inferiore a quella di altri autori. Circe (1912) è probabilmente il romanzo più conosciuto della Vivanti, oltre che estremamente profondo e intimo, in grado di descrivere una storia vera e atroce in modo personale, senza però considerare mai una minaccia la protagonista, Maria Tarnowska. Nel romanzo, infatti, la Vivanti descrive il suo personaggio quasi come una vittima, portata a compiere determinate azioni perché è una donna estremamente complessa. La scelta del titolo riprende il nome con cui era soprannominata la protagonista, ripreso della figura mitologica presente nell’Odissea di Omero, che sedusse Ulisse e i compagni, per trasformarli poi in maiali. Lo stesso fa Maria. Seduce uomini, come Bozevsky, Kamarovsky e Naumoff, poi li porta alla distruzione e alla morte. Il romanzo è un esempio di opera mondana di inizio Novecento che, a differenza di altri romanzi come Il Piacere di D’Annunzio e Tigre Reale di Verga, ha come protagonista una donna. Maria è bella e giovane, ma anche fatale, complessa e istericaIl romanzo è una sorta di diario della sua vita, raccontata alla scrittrice durante la sua visita a Maria nel carcere di Trani, dove è rimasta rinchiusa per quattro anni per complicità in omicidio. E’ un romanzo intimo; leggendolo, al lettore sembrerà di essere entrato nella più profonda intimità della protagonista o addirittura di origliare il dialogo tra lei e l’autrice. Lo stile è molto scorrevole, leggero e poco impegnativo. E’ una lettura piacevole, che permette anche di farsi una cultura riguardo il nuovo prototipo di donna di inizio Novecento, la femme fatale. Intrighi, bugie, tradimenti non mancheranno, quindi il romanzo ha anche tutte le carte in regola per essere un romanzo fresco e piacevole, adatto per riempire le nostre giornate estive, magari sotto l’ombrellone! Buona lettura😉

Selena

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