LeggiAMO: “Suite 200. L’ultima notte di Ayrton Senna”, di Giorgio Terruzzi

terruzzi_suite200_cover_sitoProprio nei prossimi giorni, ricorrerà il 21° anniversario dal tragico weekend del Gran Premio di San Marino del 1994 in cui, fatalmente, persero la vita Ayrton Senna e Roland Ratzenbrger. Questa triste storia mi ha sempre lasciato tantissimi punti interrogativi. All’epoca ero solo un bambino che non si capacitava del fatto che praticando uno sport, seppur pericoloso come la Formula 1, si potesse anche morire. Oggi, invece, mi sono trovato sempre più incuriosito di conoscere gli aspetti più nascosti dell’uomo Senna, più che degli innumerevoli ed appassionanti trionfi del pilota sulle piste di tutto il mondo.
E’ nata in me quasi una vera e propria “fame” di notizie. Una voglia di conoscere meglio chi era, veramente, Ayrton Senna.

Ed ecco che così mi sono trovato tra le mani questo bellissimo libro di Giorgio Terruzzi, noto giornalista di Sport Mediaset, intitolato Suite 200. L’ultima notte di Ayrton Senna. Un racconto scritto in modo molto toccante, delicato, a tratti commovente di come, ipoteticamente (grazie anche alle numorose testimonianze raccolte dall’autore), possa aver trascorso la sua ultima notte il campione di F1 più amato di sempre.

Riavvolgiamo il nastro. E’ giovedì 28 aprile 1994, Ayrton parte dalla sua casa portoghese con il suo aereo diretto all’aeroporto di Forlì. In giornata, prima di arrivare a Imola dove si terrà il Gran Premio di San Marino, ha alcuni impegni pubblicitari da sbrigare. Il pilota brasiliano viene da un periodo denso di dubbi. I risultati, dopo le prime gare al volante della Williams, stentano ad arrivare. La gente si aspetta tanto da lui e lui, invece, dentro di sè sta covando (anche se non vuole ammetterlo) la voglia di abbandonare per sempre il lussuoso, ma al tempo stesso stressante, mondo delle corse. Il venerdì, dopo le solite riunioni di routine con i tecnici, partono le prove libere e subito, come a presagire un nefasto Gran Premio, la Simtek di un giovanissimo Rubens Barrichello decolla schiantandosi violentemente contro le barriere. Già da questo momento, come può ricordare chiunque abbia visto le immagini di Senna appena dopo l’incidente, mentre con l’espressione scossa esce dal suo box e si dirige verso il centro medico, si intuisce che scatta una molla. Da qui, da questa inquietudine sempre più forte dentro di sè, partono le innumerevoli riflessioni per l’asso brasiliano. E’ giusto che continui a rischiare così tanto? Ne vale ancora la pena? E se succedesse a me?

E’ solo il preludio di una notte, l’ultima, che trascorre ripercorrendo a mente le tappe decisive della sua esistenza. Quasi un atto dovuto e non più rimandabile. Proprio lì, in quella camera d’albergo, compie un viaggio emozionante all’indietro analizzando le azioni, le conseguenze di esse, comprendendo i suoi errori, cercando un perdono, una nuova via per rimettere ogni cosa al suo posto.

Il libro è appassionante, scorrevolissimo. L’autore, a mio avviso, merita davvero i complimenti per come ha saputo raccontare quello che ormai tutti sappiamo, ma da un punto di vista totalmente diverso dal solito e, soprattutto, con un garbo ed una sensibilità uniche. I trionfi del pilota, la bella vita, l’uomo sotto i riflettori, vegono lasciati in secondo piano. Quasi come un leggero sottofondo dei tormenti interiori che vive l’uomo, con la sua complessa personalità mossa da un fortissimo senso della giustizia e da una rigidissima autodisciplina che probabilmente, in alcune occasioni, lo hanno portato all’eccesso.
I luoghi e le persone che vengono citati nel libro mi hanno dato un senso tutto particolare di partecipazione in quanto io, essendo nato proprio a Castel San Pietro Terme, dove Senna ha trascorso quell’ultima notte, li conosco benissimo avendoli vissuti sin dalla mia infanzia. Grazie a questo libro mi è sembrato di tornare indietro, rivivendo quei momenti e ricordando esattamente dove ero e cosa stavo facendo quel tragico pomeriggio di maggio. Ricordo ancora come fosse ieri il momento in cui, mentre guardavamo la corsa a casa dei miei nonni, sentendo il rumore dell’elicottero che trasportava Ayrton all’ospedale Maggiore di Bologna sorvolare la casa, uscii fuori insieme a mio nonno con lo sguardo all’insù preoccupato e speranzoso per la sua sorte.

Beh, dopo aver letto queste pagine posso dire che è stato come percorrere un pezzettino di strada insieme ad Ayrton, sentendomi quanto mai vicino a lui. Se anche voi volete conoscere più da vicino questo immenso campione, vi consiglio vivamente questa la lettura.

Roberto

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